Pignoletto: informazioni generali

informazioni generali gestite da Dipartimento di Scienze Agrarie - Università degli Studi di Bologna
come citare questa fonte Filippetti I., Pastore C., Fontana M. - 2014 - Pignoletto In: Italian Vitis Database. www.vitisdb.it, ISSN 2282-006X
ringraziamenti Fondazione AGER (AGER Fundation)
informazioni botaniche
nome
Pignoletto
tipo di origine
spontanea
specie
Vitis vinifera
gruppo di varietà
non disponibile
genere
Vitis
sottospecie
sativa
vitigno da
vino
codice
IVD-var_354
registrazione
iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Viti
si
codice
300
nome ufficiale
Pignoletto
sinonimi
sinonimi ufficiali (3)
sinonimi riportati nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite
  • Grechetto
  • Grechetto gentile
  • Alionzina
cloni omologati (4)
immagini
  • germoglio
    germoglio
  • foglia
    foglia
  • grappolo
    grappolo
Riferimenti storici

Plinio il Vecchio, nella sua “Naturalis Historia” (I sec. d.C.), parla di un vino chiamato “Pino Lieto” che "non è abbastanza dolce per essere buono“, visto che gli antichi romani amavano il vino dolcissimo. Si può quindi ipotizzare che nell'antichità il Pignoletto fosse già conosciuto.

Nel 1300 Pier de Crescenzi parla di una varietà di uva detta Pignolo, presente in Emilia-Romagna, ma sembra fosse nera.

Negli statuti di Savignano del 1398 vengono citati i vitigni “malvasia, tribiano e ruibola vel greco”. Sotto le denominazioni di Greco e Grechetto sono compresi alcuni vitigni che hanno caratteristiche spesso molto diverse. Alcuni ipotizzano che il nome sia legato alla loro zona d’origine (la Grecia), mentre altri lo associano al fatto che durante il Medioevo le uve di questi vitigni servivano a produrre vini simili a quelli che venivano importati dal Mediterraneo orientale. Recenti ricerche hanno accertato l'identità tra Grechetto di Todi, Pignoletto e Rebola riminese (Filippetti et al.,1999), mentre il Grechetto di Orvieto e il Greco di Tufo sono vitigni diversi dai precedenti.

Tanara, nel 1654, nel suo trattato "Economia del Cittadino in Villa", fa precisi riferimenti ad "Uve Pignole" che sono coltivate nelle colline della provincia bolognese.

Nei “Saggi ampelografici ed analitici intorno a sei vitigni romagnoli” (1876), Pasqualini e Pasqui, così sintetizzano le loro osservazioni sul territorio: “Il Pignolo assai somiglia al Pignolino di Predappio, all’Occhialina di Sogliano al Rubicone, e alla Ribolla piccola di Rimini. A Cesena chiamasi eziandio l’Uva dell’occhio: e presenta qualche analogia col Dolcino della Provincia d’Ancona; col Magliolo di Castrocaro, coll’Uva Santa Maria di Perugia; avvertendo però che queste tre uve hanno bensì i grappoletti serrati a pigna, ma portano acinelli sferici. Un accurato confronto ci dimostrava che questo Pignolo ha nella forma del grappolo e degli acini, se non nel colore, molta somiglianza al celebre Pinot rosso di Francia. Grappolo piccolo, però allungato e serrato a pigna, con acinelli piccoli, lievemente ovali, di color verde chiaro: porzione libera dell’asse primario breve e cilindrica. Foglia quinquelobata, col lobo medio bene distinto e col bordo seghettato: la pagina superiore è verde, l’inferiore ha poca peluria. Tralcio piuttosto gracile di color cannella-chiaro, con internodi corti. Maturazione precoce”.

Gli stessi Autori, nel 1878 ampliano la loro rassegna ampelografica a otto vitigni romagnoli e relativamente al Pignolo dicono: “Ha l’impronta caratteristica del vitigno, che deriva il suo nome dallo strobilo o cono del Pino; a cui infatti ha qualche assomiglianza col suo piccolo grappolo serrato a pigna, rivestito di piccoli acini subrotondi di colore verdastro. Manifestamente questo vitigno schierar si può nella eletta tribù dei Pinots bianchi di Francia”. La descrizione non lascia dubbi, ma l’avvicinamento ai Pinot sembra azzardato.

La presenza di Pignoletto nella zona dei Colli bolognesi è testimoniata da diversi autori, mentre nell’areale di pedecollina e pianura, dove si coltivava anche l'Alionza, lo stesso vitigno era chiamato Alionzina (Grilli, 1970; Faccioli e Marangoni, 1978; Faccioli et al., 1978).

Negli anni ’70, nell’areale bolognese erano presenti anche diversi vigneti di Riesling italico che gli agricoltori locali avevano realizzato con materiali venduti per Pignoletto dai vivaisti. Anche se non voluta, la confusione tra i due vitigni andò avanti fino a fine anni ’70, quando Faccioli e Marangoni (1978), scrissero la parola fine su questa questione attraverso un accurato lavoro di caratterizzazione ampelografica del Pignoletto/Alionzina e della sua comparazione con il Riesling Italico.

 

diffusione & variabilità

Come precedentemente accennato, sulla base di valutazioni ampelografiche associate ad analisi molecolari, il Pignoletto clone CAB 3 (proveniente dall’areale Emiliano ed omologato con Dm 22.10.1994) e il Grechetto clone G5-ICA-PG (proveniente dall’Umbria, dove è denominato Grechetto di Todi, e omologato con Dm 24.11.1994), sono risultati identici, pertanto le due denominazioni sono state considerate sinonimi (Filippetti et al., 1999), pur mantenendosi nei rispettivi areali di coltivazione.

Attualmente i cloni omologati di Pignoletto sono quattro. 

Le principali aree di coltivazione del Pignoletto in Emilia-Romagna sono comprese tra le province di Bologna, Modena e Rimini (sotto la denominazione Rebola), anche se non mancano superficie di un certo riguardo nel Ravennate e Forlivese, per un ammontare complessivo di circa 1.700 ettari (ISTAT, 2010).

utilizzazione tecnologica

Le uve di questa varietà vengono tradizionalmente utilizzate per la produzione di vini frizzanti da pronta beva, consumati ed apprezzati soprattutto nelle zone di origine. La plasticità di questo vitigno consente di ottenere anche altre tipologie di vino, infatti negli ultimi anni si sta assistendo all’aumento della produzione di vini fermi e di spumanti, questi ultimi elaborati sia secondo il metodo Charmat che secondo il metodo classico. La versione passito è  presente anche se poco diffusa.

I vini prodotti con uve di Pignoletto presentano un profilo olfattivo piuttosto scarico, in cui prevalgono note floreali, ed un profilo gustativo caratterizzato da una leggera nota amarognola e da una buona struttura.

 

Il Pignoletto viene utilizzato nella produzione di vini DOCG nei Colli Bolognesi e di vini DOC nel resto della provincia di Bologna ed in parte di quelle di Modena e Ravenna.

bibliografia (8)
autori anno titolo rivista citazione
De Crescenzi P. 1805 Trattato dell’Agricoltura.Tradotto nella favella fiorentina dallo ‘Nferigno. Vol I, Milano
Faccioli F., Marangoni B. 1978 Pignoletto Bolognese: caratterizzazione ampelografica e sua comparazione con il Riesling Italico. “La Mercanzia”, Camera di Comm. Ind. E Agr., n.1. Bologna
Faccioli F., Marangoni B., Cosmo I., Calò A. 1978 Pignoletto. Rivista di Viticoltura e di Enologia N 8
Filippetti I., Intrieri C., Silvestroni O. 1999 Individuazione di omonimie e sinonimie in alcune cultivar di Vitis vinifera attraverso metodi ampelografici e analisi del DNA a mezzo di microsatelliti, Rivista di Frutticoltura 7/8
Pasqualini A., Pasqui T. 1876 Saggi ampelografici ed analitici intorno a sei vitigni romagnoli -
Pasqualini A., Pasqui T. 1878 Saggi ampelografici ed analitici intorno a dieci vitigni romagnoli -
Plinio il Vecchio 1668 Naturalis historiae libri XXXVII. Ed. Lugd. Batav. Roterodami apud Hakios.
Tanara V. 1644 L’economia del cittadino in villa. Edizione del 1674 stampata “appresso Steffano Curti”, Venezia.
aggiornamento 17/07/2015 00:47:24 (9 anni fa)