Terrano: informazioni generali

informazioni generali gestite da Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria - Centro di ricerca per la viticoltura (Conegliano TV) Dipartimento di Scienze Agrarie - Università degli Studi di Bologna
come citare questa fonte Filippetti I., Giust M., Migliaro D., Pastore C., Crespan M. 2015. Terrano. In: Italian Vitis Database. www.vitisdb.it, ISSN 2282-006X
informazioni botaniche
nome
Terrano
tipo di origine
spontanea
specie
Vitis vinifera
gruppo di varietà
non disponibile
genere
Vitis
sottospecie
sativa
vitigno da
vino
codice
IVD-var_262
registrazione
iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Viti
si
codice
233
nome ufficiale
TERRANO N.
sinonimi
sinonimi ufficiali (3)
sinonimi riportati nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite
  • Teran
  • Lambrusco dal peduncolo rosso
  • Cagnina
sinonimi accertati (2)
sinonimi accertati dall'Istituzione che compare con eventuale supporto bibliografico
  • Refosco d'Istria
  • Refosco del Carso
cloni omologati
immagini
  • germoglio
    germoglio
  • foglia pagina superiore
    foglia pagina superiore
  • foglia pagina inferiore
    foglia pagina inferiore
  • grappolo
    grappolo
  • acino
    acino
Riferimenti storici

Il Terrano del Carso o Terrano d'Istria, appartiene alla famiglia dei Refoschi e potrebbe trattarsi dello stesso vitigno indicato da Plinio come Pictaton: “È da credersi che questo vino sia quello che i Greci celebrarono con rivolte lodi col nome di Pictaton, che dicevano provenire dai limiti estremi dell'Adriatico”. 

Cagnina è la denominazione con cui è diffuso in Romagna il vitigno Terrano, presumibilmente introdotto in Romagna all’epoca bizantina quando, per la costruzione dei noti monumenti di Ravenna, si importava la pietra calcarea dalla Dalmazia e dall’Istria. Le prime notizie di questo caratteristico vino, risalgono al XIII secolo e si riferiscono alla vite ed al vino friulano, mentre per trovare riferimenti del vino prodotto in Romagna si deve risalire al conte Gallesio che, nel 1839, ebbe modo di assaggiare il vino di Cagnina durante uno dei suoi viaggi, ospite del conte Rappioni di Ravenna. In merito ai vini fatti con Canina e Cagnina, ebbe a dire: “… I Ravennesi li vantano come vini di Bordò ma in sostanza sono mediocrissimi vini alla Toscana, neri asciutti ma senza corpo, aspri e acerbi” (Baldini, 1995). Il giudizio non è certo lusinghiero, ma in effetti la Cagnina offre le sue migliori prestazioni negli ambienti pedecollinari o collinari, dove oggi ancora la si ritrova coltivata, e non certo nella pianura intorno a Ravenna. Bazzocchi, nell’Ampelografia dei vitigni romagnoli (1923), parla della Cagnina in questi termini: “È un vitigno di proficua coltivazione dando vino abboccato, facilmente spumante, gradevolmente profumato”. Il lughese Giovanni Manzoni, sintetizza in questi termini le vicissitudini della Cagnina in Romagna, nei secoli: “Detta anche Mangiacane o Cagnetta. Uva con tutta probabilità della Iugoslavia. Tenuta in gran pregio sebbene anticamente fosse piccola di grappolo e di acini radi. Coltivata in Romagna già nel 1200 in alcune piane del Cesenate, del Forlivese e del Ravennate fu poi limitata solamente a qualche modesto vigneto, come lo è ancora oggi, per la sua scarsa resa. Il vino di Cagnina di color rosso, dolciastro, amabile, generoso, frizzante e profumato fu bevuto avidamente attraverso i secoli, per la sua bontà, in tutte le osterie romagnole” (Manzoni, 1977). Per la sua intensità colorante, in Emilia-Romagna, la Cagnina è stata confusa con il Negretto bolognese

 

diffusione & variabilità

Attualmente i cloni omologati di Terrano sono quattro, due dei quali sono stati selezionati nell’areale friulano e due in quello romagnolo.

 

Le maggiori aree di coltivazione della Cagnina in Emilia Romagna sono comprese tra le province di Forlì-Cesena e Ravenna e gli ettari vitati in questa Regione, secondo i dati ISTAT 2010, corrispondono a circa 150. 

utilizzazione tecnologica

 

 

Da questa uva si ottiene un vino di colore rosso rubino con riflessi violetti intensi e brillanti. All’olfatto è fine, intenso, con profumo asciutto o leggermente amabile, acidulo e tannico.

 

bibliografia (8)
autori anno titolo rivista citazione
Baldini Enrico 1995 Giorgio Gallesio. I giornali dei viaggi. Trascrizione, note e commento di Enrico Baldini. 1
Bazzocchi A. 1923 Ampelografia dei vitigni romagnoli. Premiata Cooperativa Tipografica Forlivese, Forlì.
Calò A., Costacurta A. 1991 Delle viti in Friuli Arti Grafiche Friulane, Udine
Costacurta A., Calò A., Carraro R., Giust M., Aggio L., Borsa D., Di Stefano R., Del Zan F., Fabbro A., Crespan M. 2004 L'identificazione e la caratterizzazione dei Refoschi Atti del Convegno "Dei Refoschi", Villa Manin di Passariano, Codroipo (Udine) 19 giugno 2004 25-45
Costantini E., Mattaloni C., Petrussi C. 2007 La vite nella storia e nella cultura del Friuli. Vol. 2 Forum Editore, Udine
Maletic E., Sefc K.M., Steinkellner H., K. Kontic J., Pejic I. 1999 Genetic characterization of Croatian grapevine cultivars and detection of synonymous cultivars in neighboring regions Vitis 38 (2): 79-83
Manzoni G. 1977 La vite, l’uva e il vino dei nostri vecchi. Imola, Grafiche Galeati
Plinio il Vecchio 1668 Naturalis historiae libri XXXVII. Ed. Lugd. Batav. Roterodami apud Hakios.
aggiornamento 17/06/2015 12:50:22 (9 anni fa)