Uva roussa: informazioni generali

informazioni generali gestite da Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante - CNR
come citare questa fonte Schneider A., Ruffa P., Raimondi S., 2019. Uva roussa. In: Italian Vitis Database, www.vitisdb.it, ISSN 2282-006X
ringraziamenti Regione Piemonte
informazioni botaniche
nome
Uva roussa
tipo di origine
spontanea
specie
non disponibile
gruppo di varietà
Neutre
genere
non disponibile
sottospecie
non disponibile
vitigno da
vino
trueness to type
codice
IVD-var_475
registrazione
iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Viti
si
codice
348
nome ufficiale
Bonda N.
sinonimi
sinonimi ufficiali (1)
sinonimi riportati nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite
  • Bonda (Valle d'Aosta)
cloni omologati
immagini
  • germoglio
    germoglio
  • foglia
    foglia
  • grappolo
    grappolo
Riferimenti storici

Benché si sia appurato che questo vitigno corrisponde alla Bonda recuperata e descritta in Valle d’Aosta (Moriondo, 1999) e a seguito di tali studi iscritta nel Registro nazionale (Bonda N.), si è preferito mantenere il nome di Uva roussa (=Uva rossa) con cui è stata reperita nel Canavese, in Piemonte, dove è citata storicamente e dove nel passato aveva probabilmente una presenza colturale maggiore rispetto a quella valdostana. E’ il Gatta, il medico eporediese studioso dei vitigni del Canavese e della Valle d’Aosta (1833), a citare una Uva roussa abbondantemente coltivata nel circondario di Caluso (la cui riportata abbondante tomentosità degli organi vegetativi mal si adatta però al vitigno qui presentato) e una Bonda, di cui non svela la sinonimia, presente all’epoca tra Arnad e Saint-Pierre a ovest di Aosta.

E’ tuttavia probabile che con il nome di Bonda in Valle d’Aosta fossero chiamate cultivar diverse, considerando che gli ampelografi ottocenteschi riportano la sinonimia Bonda-Prié rouge, che non pare corretta visto che il Prié rouge è un vitigno distinto, e anche che lo stesso Moriondo (1999) cita una Bonda diversa (con acini ellissoidali e foglia intera) presente nei vecchi vigneti di Aymaville. La Bonda, inoltre, è ben distinta dalla Bondola, un vitigno tipico dell’Alta val d’Ossola e del confinante Ticino svizzero.

Tornando al sinonimo canavesano della Bonda, a fine Ottocento, dall’inventario della Commissione Ampelografica provinciale (1877), una Uva roussa era ampiamente coltivata un po’ in tutto il Canavese, da Caluso a Rondissone, oltre che in piccole proporzioni in Valle d’Aosta. Pur mancando una descrizione morfologica storica, potrebbe trattarsi del vitigno qui descritto, caratterizzato da una abbondante produzione di uva che, anche per il carico produttivo, assume un colore deciso solo nei grappoli ben maturi.

diffusione & variabilità

Se un tempo aveva un certo interesse soprattutto per la generosa produttività, oggi sia l’Uva roussa canavesana che la Bonda valdostana sono ormai cultivar rarissime, presenti come vecchie piante in sporadici vecchi vigneti. La coltivazione non è ripresa in Valle d’Aosta neppure dopo l’inserimento tra i vitigni idonei.

utilizzazione tecnologica

Vitigno di quantità, rientrava in uvaggio nella composizione di vini da pasto o per il consumo famigliare. 

bibliografia (3)
autori anno titolo rivista citazione
Commissione ampelografica della Provincia di Torino 1877 Catalogo dei vitigni attualmente coltivati nella provincia di Torino Bullettino Ampelografico, VIII, 727-757
Gatta L. F. 1833 Cenno intorno alle viti ed ai vini della provincia di Ivrea. In: Calendario Georgico della Reale Società agraria di Torino per l'anno 1833.
Moriondo G. 1999 Vini e vitigni autoctoni della Valle d'Aosta Institut Agricole Régional. Aosta.
aggiornamento 02/03/2020 19:10:37 (4 anni fa)