Le testimonianze relativamente al Famoso di riferiscono alla denominazione "Rambella" con la quale il vitigno era noto. Manzoni (1977), scrive in merito alla Rambella: “uva da tavola venduta anticamente fresca sulle piazze. Elencata nella <Tabella del Dazio Comunale di Lugo> del 1437”. La cita il Gallesio (1839), nel suo “I giornali dei viaggi”, tra le uve bianche presenti nel casino del conte Tampieri a Solarolo (RA), ma non la descrive. Una descrizione abbastanza precisa della Rambèla si legge, invece, sul fascicolo V del Bullettino Ampelografico del 1876: “Sinonimia – Sembra simile ad un’uva poco pregiata nel territorio anconitano e chiamata uva biancona. Tralcio cannella alquanto scuro con grosse punteggiature nerastre e internodi di 5-9 cm. Foglia arrotondata cordata a seno aperto e largo, appena lobata, cui denti uncinati, sopra glabra, sotto aracnoideo-pubescente a nervature rilevate, col picciuolo verdastro lungo quanto la nervatura mediana. Grappolo grosso, allungato, subcilindrico, piuttosto serrato, a peduncolo grosso brevemente ramoso, e pedicelli di 10-12 mm, più brevi dell’acino, lisci o appena verrucolosi; acini subrotondi, a buccia piuttosto spessa, sebbene trasparente, verdegiallastra o rossastra glauca con polpa quasi scipita; sotto la buccia reticolato-nervosa. Vinacciuoli tre, appena lobati, a collo piuttosto angusto, a calaza ovata convessa”. Nel 1925, anche il Marzotto fornisce una breve descrizione della Rambela, desumendola dal Bullettino: “Vitigno coltivato nel circondario di Ravenna. Dal Bollettino Ampelografico, fascicolo V: Tralcio color marron punteggiato. Foglia arrotondata a forma di cuore, seni aperti larghi poco profondi; pagina superiore liscia, inferiore tomentosa; grappolo grosso, oblungo quasi cilindrico a peduncolo grosso. Acino ovale, buccia grossa trasparente, giallognola di ottimo sapore”.
Antonio Tonelli (1989), raccogliendo le memorie dei contadini della Valle del Savio, scrive: “Il vitigno più coltivato nella Valle del Savio era (ed è) il sangiovese, a cui s’univano in quantità ridotte, se non di pura rappresentanza, le viti di bianchel (bianchino), albana, albanella, moscatello (rosso e bianco), malvasia, valdupies (rambella), uvaron, scruclen (uva da tavola a buccia grossa)”. Qualcuno la dice originaria della Val di Pesa (Staffa, 2005). Intorno al 2000 sono stati segnalati due vecchi filari, in zona Mercato Saraceno (FC), che il
proprietario indicava con il nome di Famoso. Accertamenti ampelografici successivi hanno evidenziato una forte similitudine con le accessioni di Valdoppiese o Rambella, tanto da far supporre la sinonimia di Rambella con il Famoso di Cesena, di cui si parla nel resoconto della mostra ampelografica di Forlì del 1876 (Comizio agrario di Forlì, 1877), come pure nel fascicolo X del Bullettino Ampelografico (1879). Il Famoso del circondario di Cesena, che è diverso da quello di Pesaro: “… ha grappolo grande serrato e alato; acini medi rotondi, ricoperti di velo cero; tralcio a internodi assai lunghi: sembra potersi classificare nel gruppo delle Albane; è dissimile dal Famoso di Pesaro”. In Romagna, quindi, esistevano due vitigni, uno più simile all’Albana (Cesenate) e uno più simile al Trebbiano (Pesarese e Riminese) che venivano indicati con lo stesso nome “Famoso”.
Con il DM 27 marzo 2009, la Rambella è stata iscritta al Registro Nazionale delle Varietà di Vite con il nome di Famoso.